Archive for February, 2008
.astronomic obsession of your universe confinement.
Un telescopio
conficcato nella tua pupilla
per guardare attraverso e vedere
dove non mi farai arrivare mai
nient’altro
[solo il bisogno di essere più vicina a ciò che è più lontano]
.there never will have been flowers.
Una conclusione avanza invisibile come una malattia
la bara passeggera mi culla attraverso le strade di nebbia delle tue disattenzioni
mentre sullo schermo lcd passano
un nostro vecchio porno dove scopavamo come svergognati cometa che sfrecciano troppo vicino al sole seguito da
un video amatoriale sulla cerimonia lentamente pianificata dove le tue urla si sposano con le mie lacrime x finire con
un documentale molto istruttivo su come imparare ad essere morti
la mia mente si decompone alla deriva lottando contro gradi di resistenza più o meno densa del tuo sperma
divento microscopica a me stessa quando non mi guardi
i disegni geometrici delle tue labbra quando mi baci percepiscono lo spazio del mio corpo con una rassicurante familiarità che predica suicidio
il sesso è una menzogna. un saluto infinito. un ordine ubbidito
un respiro inserito a forza nella pelle
uno squarcio in espansione una volta a settimana
un universo in contrazione composto della stessa urgenza di succhiare e sputare kilometri di pelle tiepida in nastri di parole che sono al massimo un effetto collaterale della mia stessa respirazione
le emozioni crollano nello stesso istante in cui sono concepite e ti cadono addosso come dolciastra pioggia di cera semisciolta
ho una fine del mondo ma non un metodo preciso per arrivarci che corrisponda a questo lentissimo strisciare via da questo trasudante e gonfio pianeta che è il tuo cazzo.
scusa.. amore
parlare è mentire con una musica bellissima
scrivere è strappare luce ambrata dal tuo collo e dall’inguine con le mie labbra
i denti cariati delle stelle infliggono vergognose spirali di desiderio nelle tue pupille.
le mie riflettono una vita di contenzione che durerà fino a quando chiuderai per sempre i tuoi occhi tirannici e io.forse.mi risveglierò
la tua fame incontenibile distrugge profondità di campo
la nitidezza diminuisce gradualmente
o semplicemente io non sono il soggetto principale
qualcuno sta per essere sconfitto ora
probabilmente sono sempre io..
mentre questo imprudente cielo blu mi attraversa il corpo sento
l’attraente incapacità di credere o non credere
l’invitante carezza di una malattia estinta
fino a che una astratta teoria potrà sollevare la mia sofferenza
guiderò la mia bianca bara all’appuntamento attraverso l’immensa fiancata di questo nuovo universo asessuale in lotta su un mare coagulato di lividi che guariscono lentamente da una quietudine senza senso
i coltelli sono in cucina
il primo a sapere sarà l’ultimo a sapere nello specchio rovesciato di queste parole