Archive for January, 2008

il NuLLa

January 30th, 2008 | Category: InnerZone
Read it in: Español

cerco una corda grossa
e impicco le mie viscere
alle travi in cucina

non verrai mai a cercarmi
ma se un giorno
attraversi quella porta
troverai
il NuLLa
e forse
appiccicato alle suole delle tue scarpe
a punta
i resti marci
del mio amore viscerale
che ancora sgocciola
fino a sparire

[ Is this your goal, your final deeds
Where dogs and vultures eat?]

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Buffalo ‘66

January 14th, 2008 | Category: Super8
Not everything needs to be translated!

Dopo dieci anni dalla sua uscita nelle sale, l’altra sera ho finalmente guardato un film che all’epoca mi era inspiegabilmente sfuggito e che ho però subito amato.

Scritto, sceneggiato, diretto e recitato da un eclettico Vincent Gallo, all’esordio alla regia, mescolando giuste dosi di rabbia e ironia, Buffalo ‘66 si trova a metĂ  strada tra il “Pulp Fiction” di Tarantino e il “Grande Lebowski” dei fratelli Coen.

Questa storia ha inizio il 29.12.1966 a Buffalo (New York), sede della squadra di football piĂą sbeffeggiata degli Stati Uniti giorno in cui viene alla luce Billy Brown, un bambino nato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Sua madre Janet (una strepitosa Anjelica Huston), appassionata di football, infatti non gli perdonerĂ  mai di avergli fatto perdere l’unico campionato vinto dalla sua squadra del cuore, i Buffalo. Billy sentirĂ  il peso di questa colpa per anni, solo quando rinuncerĂ  a pretendere dai genitori l’affetto che non sanno dargli e a cercarlo altrove riprenderĂ  le redini della sua vita.

E’ lo stesso nevrotico Billy a raccontarci la sua storia, ripescando nel suo personale album dei ricordi i fatti che ne hanno determinato il corso: l’indifferenza materna, la durezza del padre, la separazione forzata dal suo unico amico, il cagnolino Bingo, le ripetute umiliazioni, i falliti tentativi di riscatto, gli anni di prigione a causa di un’avventata scommessa..

La macchina da presa segue, inquadrandolo dall’alto, un giovane dagli occhi di ghiaccio, dai capelli lunghi, spettinati: la barba di tre giorni forma sul suo viso un fitto mosaico di puntini neri, che si arrampica sulle sue guance quasi fino a ricoprirgli gli zigomi. Con le mani nelle tasche, il bavero alzato e un fumo denso che gli esce dalla bocca, il giovane Billy Brown (uno stralunato, impulsivo e malinconico Vincent Gallo) ritorna a vivere, dopo cinque anni passati in gattabuia. Cinque, lunghissimi anni, durante i quali ha meditato vendetta, ogni giorno, chiuso nell’intimità obbligata delle quattro mura della sua cella.

Vendetta. Odio. Freddezza. Ostilità verso il mondo intero. Questo è quello che Billy ha coltivato in galera, durante questi anni. Ora è fuori, ed il suo unico desiderio è ammazzare Scott Wood, il campione dei Buffalo. Ha sbagliato il tiro decisivo, tirandolo alle stelle. E il mondo di Billy è crollato come un castello di carte malfermo. Vuole ucciderlo e poi uccidersi..

Buffalo ‘66 è un film che racconta il disagio esistenziale con la leggerezza di una fiaba e, pur sdrammatizzandolo attraverso l’ironia, ne coglie alla perfezione il dolore.

Se la potenza emotiva di Buffalo ‘66 nasce probabilmente dai riferimenti autobiografici che Gallo inserisce nel film, le innovative scelte registiche mostrano invece la naturale predisposizione dell’autore alla regia e all’invenzione. Fantasioso il montaggio, appropriata la colonna sonora composta dallo stesso Gallo, perfettamente cadenzato il ritmo narrativo in questa commedia amarissima sulla solitudine ineluttabile dell’Uomo.

Solitudine intimissima quella del protagonista Billy, arrogante e presuntuoso ma allo stesso tempo insicuro e vittima degli eventi, che maniacalmente vive una vita senza che nessuno lo sappia: entra ed esce di prigione in assoluto silenzio, e quando si troverĂ  pronto a ricominciare non sarĂ  in grado di relazionarsi col mondo sordo che lo circonda.

Solitudine altrettanto amara quella della docile e convincente Layla (una biondissima e spettacolare Christina Ricci), plasmata sullo schermo a ritmo di un tristissimo e malinconico tip-tap.

Dall’incontro casuale dei due, parte la storia vera e propria.. una disperata Richiesta d’Amore da parte dei due protagonisti e le loro alienanti solitudini, che procede (magari prevedibilmente) con la riluttante attrazione di Billy per Layla che infine lo distoglierĂ  dall’idea della sua paradossale vendetta.

Una trama semplice che ci regala però scene e personaggi indimenticabili: i surreali genitori di Billy, il sempre monumentale Ben Gazzara, ex cantante di seconda categoria ossessionato dalla paura che il figlio voglia ucciderlo, e la pazza Anjelica Huston, la più grande tifosa dei Buffalo Bills sulla faccia della terra e incapace a volte di ricordarsi di avere un figlio..

Vari i registri utilizzati dal regista e le idee originali e interessanti, dalla staticitĂ  di alcune riprese da lontano, all’ottimo e particolare uso del fuori campo, all’efficacia dell’utilizzo dei colori e dei primi piani, all’uso di inquadrature nell’inquadratura, capace di soffermarsi per un minuto intero sul volto della Ricci intenta a seguire i dettami del protagonista, fino alla meravigliosa sequenza a casa di Billy durante la cena con i genitori, nella quale la macchina da presa raccoglie il punto di vista di tutti i commensali, seguendo il perimetro della tavola, in senso orario, e alternando le diverse soggettive dei quattro personaggi seduti ai quattro lati del tavolo. Splendida anche la sequenza nel bowling, con il balletto della bella Christina Ricci e gli impliciti rimandi a “Il grande Lebowski”. Azzeccati anche gli inserti pseudo-musical, con Gazzara nella parte di un Sinatra in canottiera e calzoncini; l’uso dello split-screen al posto dei flashback; ricorso a una pellicola Kodak invertibile per ottenere una fotografia irrealistica, molto saturata nei colori e nei contrasti.

Tutto incentrato sulla autocompiaciuta figura di Gallo, il film si muove con disinvoltura su un lungo binario fatto di tristezza, malinconia e ricordi amari di un passato che, nella volontà di Gallo, non poteva restare insabbiato. Sullo schermo, metaforicamente, c’è la sua vita, il suo bisogno di essere considerato, la sua voglia di manifestare il proprio valore, tutto l’odio e il rancore nei confronti dei genitori.

Film forse debitore, oltre ai sopracitati, anche a certo cinema degli anni ‘70: è possibile trovare qualche punto di contatto con un capolavoro come “Taxi Driver”, e non solo per la scelta della grana della pellicola che influenza fortemente i colori, prevalentemente scuri e poco vivi, ma soprattutto per il tema trattato che è quello dell’impossibilitĂ  di comunicare nella societĂ  odierna, specie per i diversi, che siano l’insonne De Niro o l’ex carcerato Gallo, privi o quasi di amici e insicuri col sesso opposto: esplicita la scena del pianto disperato di Billy nel bagno del bar, un solo istante in cento minuti di proiezione in cui la tragicitĂ  da latente diventa esplicita, scopre le carte.

Angoscioso, malinconico, ironico, sofisticato, esagerato e surreale, estremamente intimo e realistico. “Buffalo 66” è un ottimo esempio di cinema, fatto con pochi mezzi, ma dagli splendidi risultati.

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OverDose

January 07th, 2008 | Category: The Writing Machine, HaiKu, InnerZone
Read it in: Español

il sesso come
antidoto al DoLoRe
mi lega a te

[PhotoArt by Rocco Cerchiara.modyfied by MissBukowski]

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