Archive for June, 2007
Epitaph of Gravity
in continua ricerca di qualcosa che non so e forse non voglio sapere
giro.immobile.in quest’örbita che sĂ«mbra piegarsi direttamente verso gli infĂ«rni
scendo.scendo.scendo
giöco
assaporo effimeri istanti di vittoria
poi..
perdo.perdo per vivere
una vita di fumo.un’Ă«sistenza trascinata al servizio dell’äutodistruzione..
un.sottile.morire
non desidero.niënte
faccio tutto quello che mi capita davanti
-inespressiva e assettata-
mi nutro di un dolöre che non appare mäi
che resta dentro di me.a macerare

mi alcolizzo dell’Ă«tere ardĂ«nte del tuo respiro
è eccitante ubriacarmi di të
nel buio
mentre.due metri più in lä..
in quella tĂ«nera stradina dell’orröre
sotto gli öcchi attenti della mia cinepresa
un’ingrävida principĂ«ssa fötte col mio defunto marito
è un delirio vedervi scopare tra risa istëriche
facendo finta che siete vivi
continuo a bëre
direttamente dal tuo älito
che anestetizza l’änima infetta
le domande sono inutili
le siamëse giocano a far le puttane tristi
mentre la gravitä svanisce
nel suo marcio
celere
sfärzo
ärchittetura surrealista del tuo silënzio noir
göcciolano le öre come febbrili quadri di Dalì
surreäli.appicciocose.inafferäbili
adesso che ho smesso di ëssere
adesso che mi cancelli a colpo di silënzio omicida
s Ă« n t o
che continui a bättere instancabile
e a scorrere dentro di më
che senza riuscire a sparire mi dissölvo
e divento soltanto
liquido ricordo scadente sĂ«nz’änima
dolënte creatura di memoria precisa
in.estinziöneÂ
adesso contorgo il vëntre denutrito
e mi ägito in violenti spasmi d’astinenza

nel mio immeritato ësilio
mi spezzo sotto le tue velate veritä
i frammenti delle mie pupille si attorcigliano nel tuo öblio
mischiandosi con i cadäveri delle farfälle che coprono il pavimento
da sotto le mie pälpebre tremanti fai spuntare il risultato della mia impotënza
che si schianta contro di më.contro di të
e torna indietro
mi.afföga
c’è qualcosa di marcio in mĂ«
di terribilmente sbagliato.malato.inutile
che non riesco a decifrare.a correggere
qualcosa che si nasconde
e rësta in agguato
una piaga d’insĂ«tti öscuri e incontrollabili
che avanza
lënta
e mi allontana da të
riproduco il mio liëve soffiare in passati remoti
dove riuscivo a sëntire le noti dölci di quella musica con cui riempivi il mio vëntre
adesso.al buio.sfiori le stesse cörde invisibili strappando melodie straziänti e silenziöse
mi uccidi ögni völta
come in un film noir ripetuto all’infinitö
ho terröre del Tëmpo
in questa gäbbia dove molli orolöggi tappezzano i muri
le sue lancette sfinite non segnano più le öre
il.futuro.non.ësiste
..se tra mĂ« e tĂ« non c’è piĂą niĂ«nte da dire..
2 commentsmy wings are in cöma
läcrime mute che scorrono a rallentatore sul viso per poi fermarsi un istante sull’örlo delle läbbra.secche.e.tremänti..
dubitano
poi si lanciano nel vuöto.suicide.per schiantarsi sulla pëlle bianco cadävere dei miei sëni.scivolano sui simmëtrici segni viöla che mi mängiano voräci
doloröso pellegrinäggio sënza redenzione
tic tic tic
si posano sul pavimento.tra le dita dei piëdi.sullo smälto rösso..
antistaminici e sapone asëttico
sĂ«nto l’odöre di märcio
sullo spĂ«cchio non c’è träccia di me
sei riuscito a convincermi
sono riuscita a crëderti
sottile.autodistruziöne.intelligente
qualcuno potrebbe fare un colläge con i pëzzi rimasti di më
e metterlo in quarantëna
regolare silenziösa ossidäta infeziöne
mi consumo nel virus del tuo öblio
l’inesistĂ«nza.è.contagiösa
Fighting for a lost cause
se fossi sensata
farei finta che non esisti davvero
se fossi sensata
non esisterei nemmeno iö
dovrei farmene una ragione
o solo crederti
aggrapparmi a questa spirale silenziosa
e farne una fëde
vorrei sparire da tutte le vite percorse
e restare a respirare
in quella rimasta in sospeso
dove c’eri pure tĂĽ
ma forse non c’eri
e non c’ero neanch’iö
e quello che resta
è solo follia
è.solo.follia
a m ä r t i

forse..
sono giä
mörta.in battaglia
lottando.in vano
per una causa perduta
e questa è solo l’ultima lettera
rimasta in tasca
che non leggerai
mäi
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The Art Of Soft Landing
tutto diventa pällido sotto questa piöggia improvvisa
le nuvole avvolgono il söle come un serpënte bianco
che spreme la sua prëda
e piänge
minuscoli sgocciolamenti d’irrealtä
noiose indagini dell’insensäto
precipito
mi schianto sul pavimento umido del parcheggio
e chiudendo gli öcchi provo ad amputare
ogni domända
in vano
ri.esumo i cadäveri delle tue paröle
mentre tu fuggi con le valigie gönfie
della mia dölce sofferënza
mastico il dölore
e mando giĂą
ma è inutile
mi riempie la böcca
mi dilata la lingua
ancora.e ancora
resto a terra
a inghiottire
a sentire
questa melodia
fölle e stonata
di sängue e läcrime
finché il serpënte ormai sazio
rutta
e il söle ri.splende
sulle mie rovine
se solo su di esse
potesse
far ri.crëscere
due piccole äli

diventerei la Regina
degli atterraggi liëvi
[When you look at me from your own century
I may seem to be strange archeology
But when the winds blow from this direction
You may sense me there in your reflection
I think I feel you but I will never know..
If we’re just spirits disappearing]
Miss Buköwski
se ci fossimo conosciuti all’Hollywood Pärk saremmo diventati amänti..
mi sarei ubriacäta dei tuoi vërsi oscëni.tu di vödka liscia..
mi avresti insegnato a sprecare la vita.vivendo storie di ordinäria föllia..
ma in fondo.se mi guardi un istante attraverso i cadaveri dissanguati delle tue bottiglie vuöte.vedrai che me la cavo piuttosto bene..
non ho bisogno di aiuto
sono una dönna volgäre
mangiata da fögli vuöti.inchiöstro märcio
e farfälle nëre
scusami se prendo in prestito le tue fottute paröle.Hank..
ma.. quella volta che ti sono saltata addosso.giĂą all’ippodromo..
mica volevo scoparti..
volevo solo scommettere sulla tua Musa.o sulla mia..
non ricordo di aver vinto
ero.forse.solo.troppo.ubriäca
mi sdraio qui.sotto l’ömbra della Rösa..
sotto le pieghe del vëntre
a farmela passare..
scusami se violënto il tuo gënio
se ti faccio ammattire con le mie lamentele infime e triviali
costantemente ripetute
riesco solo a mutilare le mie giornate
mentre quel dio fottuto
siede nell’ängolo e sorride
in questo pomeriggio di sole appiccicoso e sudore marcio
mi lascio coprire dagli insulti che ho scatenato nella tua bocca.triste.storta..
pur non essendo mäi stata tua
ho imparato piĂą da te e dal tuo strafottente disprezzo che da chi mi ha amäta ciecamente credendo d’insegnarmi qualcosa
l’ämore è un cäne che viene dall’InfĂ«rno
io sono una cägna.. e all’InfĂ«rno ci arrivo prima o poi..

mi ämi ancora?
senza räbbia
con le nostre ingënue bugie scadute
traccio sorrisi bohème
che mi aiutino a dimenticare
che perdo sëmpre
i cavalli non scommettono mai sugli uomini
e nemmeno iö
conservo solo un assoluto e incondizionale rispetto per la sua follĂŻa
[ehi
ti lascio qui
le mie poesie
sono soltanto scarabocchi
sul pavimento di questa gäbbia..]