in.finitä
mi gräffi sul vëntre con calcolata concentrazione
sënto bruciare un intenso dolöre che si espande sulla pëlle
che fa così mäle.. così bëne..
mi gräffi sul vëntre senza guardarmi
e io mi godo il riflësso della mia sofferënza.sul muro
tra urla.gemiti e sudori mi vergogno.e.ti spavento
pensavo che mi avresti lasciata così..
in.finitä
stringo i denti e sënto
il tepore del sängue sulla lingua
il sapore del metallo scorrermi nella göla
le läcrime dissolversi sull’orlo di queste vĂ«tri
ogni incisione.ogni linea.sëgna un nuovo percorso nel vuöto
è inutile rimpiangere il mio cörpo sënza vita che galleggia sul fango del mio cimitëro
in questi giorni di tempësta

 mi lascio bagnare da una pioggia intënsa.dölce.dölce..
e guardo quella inutile creatura che sono stata.per terra..
i vĂ«tri fissando il soffitto che non c’è..
e tra il DoLöRe e il NuLLa
scelgo il D o L ö R e
Â
dopo le ultime gocce di colöre
sul vëntre
resta un fiöre
sënza spine
che continua a crescere
all’in.finitö
fa.mäle
e se ora non mi ri.conosci
puoi chiamarmi LöLa
con äria determinata
mi sfilo i tacchi a spillo.li appoggio sul fango
ignoro i fiumi di Rimmel che mi scorrono lungo le guance
e infilo il mio cadavere nella sacca nera
ziiiiip
senza alterare la mia scëna del crimine
pensateci voi a mangiäre.la.cärne.rimästa
fattelo piano.piano..
graffiäte lentamente con i vostri denti
la pëlle bruciata dal söle che ormai si sgretola e cäde..
fa così mäle.. così bëne..
portatemi.a.cäsa
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