May 16
in.finitä
mi gräffi sul vëntre con calcolata concentrazione
sënto bruciare un intenso dolöre che si espande sulla pëlle
che fa così mäle.. così bëne..
mi gräffi sul vëntre senza guardarmi
e io mi godo il riflësso della mia sofferënza.sul muro
tra urla.gemiti e sudori mi vergogno.e.ti spavento
pensavo che mi avresti lasciata così..
in.finitä
stringo i denti e sënto
il tepore del sängue sulla lingua
il sapore del metallo scorrermi nella göla
le läcrime dissolversi sull’orlo di queste vĂ«tri
ogni incisione.ogni linea.sëgna un nuovo percorso nel vuöto
è inutile rimpiangere il mio cörpo sënza vita che galleggia sul fango del mio cimitëro
in questi giorni di tempësta

 mi lascio bagnare da una pioggia intënsa.dölce.dölce..
e guardo quella inutile creatura che sono stata.per terra..
i vĂ«tri fissando il soffitto che non c’è..
e tra il DoLöRe e il NuLLa
scelgo il D o L ö R e
Â
dopo le ultime gocce di colöre
sul vëntre
resta un fiöre
sënza spine
che continua a crescere
all’in.finitö
fa.mäle
e se ora non mi ri.conosci
puoi chiamarmi LöLa
con äria determinata
mi sfilo i tacchi a spillo.li appoggio sul fango
ignoro i fiumi di Rimmel che mi scorrono lungo le guance
e infilo il mio cadavere nella sacca nera
ziiiiip
senza alterare la mia scëna del crimine
pensateci voi a mangiäre.la.cärne.rimästa
fattelo piano.piano..
graffiäte lentamente con i vostri denti
la pëlle bruciata dal söle che ormai si sgretola e cäde..
fa così mäle.. così bëne..
portatemi.a.cäsa