Aug 11

disärm

Category: The Writing Machine
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Lëi si siede accanto a më mentre aspettiamo da mangiare.. Una luce intensa si filtra attraverso le föglie delle piänte che coprono la terräzza e informi mäcchie di söle illuminano a tratti il vetro dei bicchieri..

Mormora qualcosa che non riesco a capire.e come un felino si stira e appoggia la testa sulla mia spälla nuda.. Iö.. cerco di non pensare a niente.e fisso il mio sguärdo nel vuöto.dove la luce gioca a disegnare spirali di colöri impossibili.. ma non è sufficiente per distrarre le sensazioni che provoca il peso leggero del suo cöllo sulla mia spalla.. i suoi capelli fini si mischiano con i miei e le dita lunghe e mörbide disegnano sul mio viso.. durante un attimo.. forse.. le stesse spirali che il söle riflette sulle nostre pupille..

Ho giĂ  i brividi e.. non voglio guardärla.. mi sento indifĂ«sa ogni volta che lĂ«i mi sta vicino.. solo quando mi pĂ«netra e rimane dentro di me per qualche secondo mi fa diventare l’Ă«ssere piĂą potente dell’universo.. però adesso si sta solo divertendo di nuovo..

Iö e lëi.. sospëse in quei istanti infiniti dove la fäme raggiunge limiti indescrivibili e travolge tutto al suo pässo.. lasciando bruciare nel vëntre desidëri malsäni
amäri..
dölci..
amäri..

Non voglio che la sua pĂ«lle delicata sfiori la mia pĂ«lle e si fermi.. desidero che mi trascini fino all’örlo delle cose banäli.verso il vertice piĂą älto della consistenza degli oggĂ«tti.e che galleggiändo.. su questo tavolo di legno che odora di bosco e resina.spariscano i bicchieri.i piatti vuoti.il metallo delle posate fredde.le persone che la circondano.le sue risate.le sue voci vuote.gli alberi che profilano il contorno del paesaggio.le foglie secche.tutta quella luce che ci avvolge e gioca a Tetris con le ombre.i colöri che fanno che tutto dentro di me rigiri in un vortice..

Mmmmm.. Ho sönno.. sussurra.. mentre gira lentamente verso di me la testa che ancora riposa sulla mia spälla.. Iö non voglio voltarmi.però.. se non fermo subito questo crescendo.. so che scoppierò in mille pezzi e urlerò.. che no.che non ne posso più.che non ho più forze.. così.. mi volto verso di lei lentamente e..

mi disärma col suo sguardo..
come.. ogni.volta

voglio.non voglio..

i suoi öcchi silenziosi spëngono il rumore assordante che si ägita dentro di me.. e mi spezza in un milione di frammenti diversi.uno per ogni paröla incapace di esprimere le sensazioni che provo.. che mi prövoca..

Iö.. crëdo di.. star sognändo..

Cosa si suppone che dovrei fare?? Sei spietata.. ti appartengo.però.. mi appartieni.. al meno.durante quell’impercettibile istante in cui il tuo sguärdo mi disärma.. mi appartieni.musa..

Il tuo sguärdo mi disärma.. e dopo.a rallentatore ti muovi di nuovo.. e mi lasci qui.come sempre.. a decompormi nell’abnegazione.nell’amarĂ«zza di qualcuno che è stato abbandonato.nella convinzione di appartenerci.. nell’abiso dell’irreale e l’irrealizabile.dell’invisibile..

[In macchina oggi non guidi.. ti nascondi con më nei sedili posteriori.. mentre ci lasciamo portare.trascinare.. seguendo la sequenza di curve che ci avvicinano
allontanano
avvicinano allontanano irrimediabilmente..

la pëlle delle tue braccia provoca in me brividi che riflëtto in sorrisi..

ti dico: Vorrei che il viaggio fosse durato tante tante tante ore.. sorridi e.. senza aggiungere niente alzi il volume al massimo e mi regali.. un ricordo..]

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